La Dora Baltea Eporediese


di Walter Scandaluzzi

dora_baltea_01Il latino “Eporedia” significa Ivrea, città di circa 24.000 abitanti della provincia di Torino a poca distanza dal confine con la Valle d’Aosta. E’ attraversata dal fiume Dora Baltea e proprio in città deriva il Naviglio di Ivrea poco dopo una “pista” artificiale per i kayak. Quì tratteremo il tratto a valle di 2-3 km di lunghezza e quello a monte fino al confine con la Valle d’Aosta nei pressi del paese di Carema. In questo tratto della Dora la fauna ittica è quasi interamente rappresentata dalla trota, sia Fario che Marmorata, compresi ibridi e qualche rara Iridea di discesa dai tratti turistici situati nei torrenti della Valleè.

dora_baltea_02La Dora non è certo un normale torrente da trota e come tale và affrontato, voglio dire che l’attrezzatura deve essere pesante, così come le dimensioni del filo e dell’amo; la pesca al tocco non è proprio da escludere ma con le esche naturali (vermi,camole, sanguisughe, gatoss) è meglio pescare in passata con galleggianti di buona portata. La pesca a mosca è parecchio praticata ma và per la maggiore lo spinning con rotanti e ondulanti di buone dimensioni così come i minnows che useremo. La canna puo essere una 7 ma anche una 8 piedi (240 cm) con mulinello taglia tra 2500 e 4000 caricati conmonofili dello 0.25 come minimo oppure trecciatini. “Pezzi da 90” del salmonide sono insidiati dai patiti della pesca a tale pesce e la foto a corredo riguarda un record di 10.2 Kg che è nel Guinnes dei primati anno 2000. La foto di un altro esemplare di 8.5 Kg (o 7.5…non mi ricordo bene) preso da un signore biellese campeggia nel negozio di pesca Capitan Custer a Gaglianico.

dora_baltea_03Le mie uscite in questo fiume cominciano agli inizi degli anni 90 quando dal novarese vado ad abitare vicino Biella che dista poco più di 25 Km da Ivrea. Memorabile un freddo pomeriggio di Pasquetta quando in zona Borgofranco a spinning allamo oltre 20 trote di piccola/media misura. Un ricordo antico fù l’esplorazione di una lama di oltre 3 metri di profondità a valle della città dove dopo 3 ore di passata con galleggiante e verme provo, per non aver rimorsi, in uno “scurisc” laterale con una pianta in mezzo con 70-80 cm di acqua; la trotona era li’!!! E anche se non enorme (2-2.5 Kg) dimostrava l’imprevedibilità della nostra passione. Alla Dora dedico 2-3-4 uscite annue, in primis perchè amo le acque di pianura, ma anche perchè essa è pescabile fino a circa metà maggio e se và bene gli ultimi 15 giorni di settembre. Nel restante periodo l’ acqua è alta, freddissima e color grigio per lo scioglimento delle nevi in Valle d’Aosta. Non posso perciò considerarmi un vero intenditore ma qualche spot lo conosco. Quest’anno ad inizio marzo è uscita una grossa iridea con un minnow che è un mio portafortuna, avendoci preso vari peci tra cui anche un luccio.

dora_baltea_04GLI ITINERARI
Da Corso Vercelli (arrivando da Viverone) si devia verso la SS26 e poco prima del ponte sul fiume si scende nel piazziale e si prende per Via dei Cappuccini costeggiando una roggia. La strada è asfaltata fino ad una cascina e poi diventa uno sterrato che porta dopo qualche minuto ad una enorme pozza profondissima credo a causa di estrazione di materiali inerti del passato. Nella foto si vede bene anche una lamiera antica in mezzo all’ acqua. Dopo la buca c’è una lama ma dalla parte dei massi. L’ ideale sarebbe agire dalla parte opposta ma ho trovato la strada giusta solo una volta e quasi all’imbrunire. Succesivamente ci sono tornato con un socio della neonata www.extrafg.it esplorando il dedalo di stradine più o meno piccole e pescando dove siamo riusciti a raggiungere il fiume. Nella buca qualche trota l’ho presa a spinning mentre Ettore ha effettuato una bella cattura a mosca.

dora_baltea_05Uno spot che non ho mai provato e perciò mi ingolosisce molto è il tratto di Dora che scorre nella città in Corso Re Umberto dove inizia il naviglio. Vi è una scaletta ove scendere vicino all’ acqua e costeggiare tutto il tratto. Secondo il mio parere è fattibile sia in passata col galleggiante sia a spinning. Altri possibili itinerari sono: Da Montaldo Dora a Carema, quasi tutte le strade che girano a sinistra portano al fiume. Ottimi gli spot a Borgofranco e Quassolo dove piccoli salti formano belle pozze. A monte di Quassolo il fiume è sbarrato e presenta un piccolo invaso dove secondo me è praticabile anche pesca a striscio. Per pescare occorre la Licenza governativa in corso di validità e il versamento per i DEEP (Acque soggette a Diritti Demaniali di Pesca) della Provincia di Torino del costo di 12 euro nell’anno in corso (2016). Ulteriori informazioni e dettagli per il pagamento nel sito della Provincia http://www.provincia.torino.gov.it/natura/fauna_flora/autorizzazioni/tabelle/licpesca.htm Negozio di pesca: Terrin Giancarlo, Corso Guglielmo Marconi, 66 a Montaldo Dora Tel 0125 651451

dora_baltea_06IVREA…
Cosa vedere: Municipio e Piazza Nazionale, Piazza del Duomo di Santa Maria e il santuario di monte Stella ad Ivrea. Il forte di Bard all’ inizio della Valle di Aosta (www.fortedibard.it) Cosa comprare: vini DOC del Canavese, Erbaluce di Caluso, Passito, Canavese Rosso, Canavese Bianco. Il tipico salame di patate, da consumarsi fresco, ed il lardo rustico. Tipico salume è anche la mocetta, insaccato un tempo prodotto con il camoscio e oggi con carne caprina.Interessanti anche i prodotti del bosco quali frutti di bosco, erbe selvatiche, castagne e funghi. Tra i dolci tipici ricordiamo gli amaretti morbidi, le paste di meliga, i torcetti al burro, le antiche giuraje e le praline del Gran Paradiso, specialità della Pasticceria Perotti di Pont. Cosa mangiare: I piaceri della tavola riservano sorprese gradevolissime nei numerosi ristoranti, osterie e agriturismi del territorio. Gli antipasti, che hanno una rilevanza fondamentale nel pranzo alla piemontese sono, per questa zona, innanzitutto i già citati salumi e il lardo. Gli altri antipasti sono solitamente a base di uova, o di verdure ripiene, oppure abbinano le salse alle acciughe o alla lingua bollita, o ancora utilizzano la gelatina o il carpione per presentare verdure e carni. Principessa della cucina canavesana è la rustica verza, che ritroviamo nei caponet, involtini di cavolo ripieni di carne, e nella zuppa di cavolo la”supa mitonà” con pane, brodo e formaggio (e in alcune versioni anche salsiccia e cipolla). Tra le minestre vere e proprie, tipiche quelle a base di latte, riso e castagne, o i brodi di carne o di magro a cui i vecchi erano soliti aggiungere abbondante formaggio e qualche cucchiaio di vino rosso. Piatto festivo erano gli agnolotti o i tajarin fatti in casa, mentre il riso veniva consumato frequentemente, con funghi, verdure o con la zucca gialla. Anche la carne era un tempo riservata ai momenti di festa, con sontuosi bolliti accompagnati dai bagnet rossi e verdi, o con sapidi stracotti di selvaggina (lepre, cinghiale) al Carema o al Barbera accompagnati dalla polenta, o ancora con il fritto misto dolce e salato, o con il coniglio alla canavesana. I piatti fondamentali della cucina canavesana sono però essenzialmente due: la bagna caoda, a cui si accompagnano verdure crude o cotte, e la tofeja (ossia i fagioli con le cotiche e il piedino di maiale cotti nel forno a legna nel tipico recipiente di terracotta di Castellamonte) che viene distribuita spesso a Carnevale. Assieme alla tofeja ricordiamo anche le fresse (polpettine di frattaglie ed uvetta avvolte nell’omento di maiale) e gli altri piatti della seina del crin, il banchetto che seguiva ritualmente la lavorazione casalinga dei salumi e delle carni di maiale.

dora_baltea_07…E DINTORNI
La Serra Morenica di Ivrea è un rilievo morenico di origine glaciale risalente al periodo quaternario; appartiene al vasto complesso dell’Anfiteatro morenico di Ivrea, del quale rappresenta la morena laterale sinistra. La cresta principale si situa al confine tra la Provincia di Torino e quella di Biella; tra i cordoni morenici che la fiancheggiano in territorio Biellese scorrono alcuni corsi d’acqua i più rilevanti dei quali sono i torrenti Olobbia e Viona, entrambi tributari dell’Elvo. La Serra ha origine sulle pendici meridionali della Colma di Mombarone (2.371 m) e si dirige con percorso quasi rettilineo verso sud-est per circa 20 km fino a sfrangiarsi nelle alture che circondano il Lago di Viverone. È costituita da una serie di creste sub-parallele la più alta delle quali raggiunge un dislivello massimo di 600 metri rispetto alla pianura interna all’anfiteatro morenico nella zona di Andrate. Questo dislivello si riduce gradualmente verso est fino a toccare i 250 metri circa nei pressi di Zimone. La cresta principale si situa al confine tra la Provincia di Torino e quella di Biella; tra i cordoni morenici che la fiancheggiano in territorio Biellese scorrono alcuni corsi d’acqua i più rilevanti dei quali sono i torrenti Olobbia e Viona, entrambi tributari dell’Elvo. E’ la più lunga d’ Europa e al Top in quelle mondiali essendo lunga 23 KM. La zona è ricca di laghi di origine glaciale annidati tra i vari depositi morenici. I principali sono il lago di Viverone, quello di Bertignano e il gruppo dei 5 laghi, il più vasto dei quali è il Sirio.

©2016 Walter Scandaluzzi