| |
| I papà
delle trote
di Roberto Barbaresi
In
questi mesi invernali un piccolo esercito di volontari opera
nell'intento di incrementare la scarsa riproduzione spontanea
dei Salmonidi autoctoni. Credo sia ormai noto ai pescatori
che la gestione delle popolazioni Salmonicole richiede una
serie di interventi che vanno aldilà delle immissioni
di esemplari adulti, queste ultime infatti hanno soltanto
lo scopo di rendere artificialmente pescosi i fiumi e torrenti
nei periodi di maggior afflusso e quei tratti adibiti a
"riserve turistiche". Per la salvaguardia della
specie e il sostentamento delle popolazioni stanziali, seriamente
minacciate dalle attività antropiche e conseguenti
alterazioni dei loro ambienti, sono invece fondamentali
le semine di uova fecondate, avannotti o trotelle, che superata
la dura selezione naturale potranno essere considerate trote
selvatiche a tutti gli effetti, con buona probabilità
di riprodursi (nei siti idonei) e con caratteristiche di
rusticità molto simili a quelle nate nel posto. Il
già citato esercito, a volte sconosciuto e invisibile
alla massa di frequentatori di fiumi e torrenti, agisce
con impagabile passione in contesti che vanno aldilà
della sola pesca sportiva ma da cui quest'ultima trae enorme
beneficio sottoforma di fauna ittica di elevata qualità.
|
Criteri
etico-scientifici che riguardano la conservazione delle
specie originarie si sono sviluppati fino a diventare progetti
concreti che nondimeno valorizzano ulteriormente i pregi
ecologici degli ambienti acquatici idonei ad ospitarle.
Sono gli stessi pescatori a trasformarsi all'occorrenza
in volontari, diventati ormai ben coscienti delle problematiche
faunistico-ambientali e motivati dal desiderio di svolgere
la loro attività (non dovrebbe essere altrimenti
in una società evoluta come la nostra) in ambienti
ed ecosistemi integri. Il loro operato sollecita le istituzioni
locali a rivolgere maggiore attenzione alle tematiche di
salvaguardia della fauna ittica e rispettivi habitat destinando
allo scopo le necessarie risorse logistiche e finanziarie,
oltretutto previste da recenti leggi e protocolli a carattere
nazionale e comunitario. Tante piccole-grandi realtà
gestionali, indirizzate da sempre più attendibili
studi e ricerche genetiche, stanno lavorando con crescente
impegno e risultati lungo tutta la penisola, ognuna impegnata
nel recupero e reintroduzione dei Salmonidi autoctoni del
proprio territorio. Fatte queste necessarie premesse voglio
portarvi a conoscenza dell'attività di incremento
della fauna ittica Salmonicola nella Provincia di Pesaro
e Urbino. Già nel 1996 l'Amministrazione Provinciale
in collaborazione con il Comune di Cantiano ha acquisito
la proprietà di una piccola troticoltura dismessa
con lo scopo di produrre autonomamente le trote Fario per
ripopolare fiumi e torrenti. Diventato subito operativo
grazie ad un esiguo gruppo di appassionati, l’impianto
è stato successivamente ampliato e dotato di un nuovo
locale incubatoio. Recentemente con il coinvolgimento dell'Università
Politecnica delle Marche sono state approfondite attualissime
tematiche di selezione genetica della specie e, dopo un
adeguato ammodernamento, il sito ha conseguito anche valenza
didattico-scientifica come Centro per il recupero e la produzione
della fauna ittica autoctona e della Trota del Catria, primo
esempio nella Regione di impianto ittiogenico gestito e
finanziato dalle Pubbliche Amministrazioni.
|
Vediamo
ora una sintesi della principale attività del Centro:
il recupero e spremitura dei riproduttori, incubazione delle
uova, accrescimento e semina degli avannotti ottenuti. Un'operazione
che richiede mesi di lavoro durante il quale un gruppo di
volontari provenienti da mezza provincia si impegna con
costanza al fianco di tecnici e custodi responsabili dell'impianto.
Alcune vasche ospitano gli esemplari di generose dimensioni
che sono utilizzati come riproduttori, una parte di questi
può essere catturata mediante elettropesca nei corsi
d'acqua di elevato pregio adibiti a Zone di Protezione.
Generalmente però si utilizzano le femmine risiedenti
nell'impianto in quanto la vita "tranquilla" garantisce
una quantità maggiore di uova mature, inoltre non
subiscono i traumi derivati dalla cattura e dal trasporto
che non sono affatto trascurabili. La spremitura dei riproduttori
inizia in genere a metà Dicembre e si esegue in diverse
sedute fino ad esaurimento degli stessi. La prima laboriosa
operazione avviene all'interno delle vasche, si selezionano
gli esemplari giudicati maturi che vengono quindi stabulati
nell'area allestita per i lavori, un ulteriore passaggio
in contenitori addizionati con anestetico permetterà
una facile manipolazione e agevole rilascio del prezioso
contenuto, inoltre il rallentato metabolismo consentirà
alle trote di affrontare meglio l'intervento. Ci siamo:
le femmine vengono letteralmente spremute operando energici
massaggi del ventre, centinaia di uova sgorgano copiose
dall'orifizio genitale.
|
Si
procede con particolare celerità e precisione, non
senza una certa apprensione, solo per pochi minutii l'uovo
sarà in grado di accogliere il seme maschile necessario
alla fecondazione. Ottenuta una certa quantità vengono
subito cosparsi con lo sperma di uno o più maschi,
cautamente mescolati e lasciati riposare alcuni minuti in
comuni contenitori di plastica, al riparo da luce diretta.
I riproduttori, dopo gli interminabili istanti fuori dal
loro elemento necessari per l'operazione di spremitura,
sono immediatamente depositati in capienti contenitori dove
possano riprendersi dall'anestesia prima di tornare nelle
vasche loro abituali dimore. |
Inizia
quindi la sistemazione nel locale adibito a incubatoio,
dopo delicati lavaggi le uova vengono collocate negli appositi
telai contenuti all'interno di vasche in vetroresina alimentate
di acqua corrente profonda alcuni centimetri. Saranno necessari
circa 450 gradi/giorno per ottenere la schiusa, significa
che con acqua a temperatura di 10 gradi occorreranno circa
45 giorni. L'ambiente viene periodicamente disinfettato
e le uova sono selezionate togliendo quelle morte (di colore
più chiaro) che potrebbero favorire il propagarsi
di malattie e muffe. |
Le
energie profuse, le fredde giornate di lavoro, sono ripagate
alla vista della vita materializzarsi all'interno delle
uova, una lenta ma costante evoluzione, uno spettacolo della
natura che auguro a tutti gli appassionati pescatori di
poter osservare di persona. La minuscola larva cadrà
attraverso i fori del telaio e, alimentata inizialmente
dal sacco vitellino, crescerà in un ambiente comodo
e tranquillo. La nursery è in via di completamento,
gli avannotti ottenuti dalle prime spremiture iniziano già
a nuotare liberamente, in altre vasche il materiale più
recente è ancora in fase di schiusa. |
Rimossi
i telai i piccoli verranno alimentati con appositi mangimi.
Il momento della semina si avvicina e l’attenzione
è massima, il rischio di vanificare il lavoro a causa
di patologie o malfunzionamento delle strutture è
elevato. In attesa di portarli nei loro ambienti naturali
si stimano le quantità in ogni singola vasca dell'incubatoio,
si stabiliscono le modalità e i siti di semina del
novellame nelle taglie opportune, si concordano le percentuali
destinate all'accrescimento che saranno utilizzate negli
anni futuri come materiale "pronta-pesca" con
la certezza che anche queste ultime, seppur rese meno inselvatichite
dalla prolungata permanenza nelle vasche, garantiscono una
non trascurabile autoctonia. |
L'operazione
finale è il trasporto e relativa semina, probabilmente
la fase più appagante di tutta l'attività.
Gli avannotti hanno conseguito forme definite e una taglia
di alcuni centimetri, sono bellissimi e pieni di energia,
scalpitano nelle vasche dell'incubatoio, desiderano spazi
aperti dove scorazzare liberamente e saranno presto accontentati.
Siamo in primavera e la buriana dell’apertura è
ormai passata da un pezzo, i livelli di fiumi e torrenti
si stanno stabilizzando dopo le piene invernali e indovinare
il periodo più propizio per il rilascio di esseri
così piccoli e indifesi sarebbe il giusto coronamento
all'impegno profuso per mesi. In mancanza di importanti
eventi metereologici le piccole trote avrebbero modo di
ambientarsi, distribuirsi uniformemente lungo il corso d'acqua
e ricercare ognuna una piccola tana. La nuova casa, la dimora
da dove partire alla scoperta del suo ambiente prediletto,
delle sue virtù ma anche delle numerose insidie,
dove iniziare la sua vera vita fino a diventare una vera
Trota, la regina del torrente… Grazie papà. |
Il materiale fotografico è divulgato con gentile
concessione dell'Ufficio gestione e tutela Acque Interne
e della Sezione Provinciale ARCIPESCA-FISA
|
|
|
|
|