Strategie di inizio stagione
di Roberto Barbaresi

Stiamo finalmente iniziando la stagione di pesca alla trota, siamo sul torrente e abbiamo tanta voglia di goderci meritato relax impegnandoci alla ricerca delle amate regine, meravigliosa attività sportiva da svolgere a contatto con la natura e le sue regole, nonostante l'inverno e le avversità climatiche. Ora più che mai gli ambienti fluviali e torrentizi si rivelano insidiosi e inospitali, considerando la stagione il buon senso farebbe propendere per miti e comodi itinerari di fondovalle, magari alla ricerca di "superstiti" d'allevamento. Per qualcuno però è molto difficile resistere ad avventurarsi lontano dalle masse e dalla "civiltà" inoltrandosi nei boschi dagli incantevoli colori invernali per immergersi in scenari ovattati dalla nebbia, fiabeschi e inquietanti allo stesso tempo, che coinvolgono il pescatore in impegnative esplorazioni. Le difficoltà collegate alla pesca invernale aumentano proprio in quelle piccole e medie acque di montagna che sono popolate esclusivamente da trote ruspanti, animali cresciuti nello scorrere delle stagioni e temprati dalla dura legge del torrente, capaci di rimanere intanati per lunghi periodi in anfratti difficilmente raggiungibili che offrano riparo e un minimo di microfauna acquatica. Con ciò non deve venire meno la nostra fiducia nel poter realizzare qualche bella cattura e chi ha dimestichezza con le esche naturali può ricevere buone soddisfazioni anche in questi momenti cercando (facile a dirsi) di adeguarsi alla staticità delle trote, l'intento è quello scuoterle dalla cosiddetta "apatia" proponendogli un facile e gustoso boccone "alle porte di casa".


PESCA DI RICERCA
L'attrezzo ideale per la ricerca delle trote con tecnica "al tocco"è una canna teleregolabile di lunghezza proporzionale alle dimensioni del corso d'acqua che intendiamo affrontare, parliamo di misure di 6-7 metri adatte ai torrentelli fino alle 10 metri che si rivelano insostituibili negli ambienti più ampi e con acque profonde non accessibili. Il mercato offre una vasta gamma di prodotti, alcuni a prezzi abbordabili (consigliati per chi inizia) e altri che invece necessitano di sofferenti meditazioni ma che indubbiamente forniscono maggior precisione e "confort" di pesca. Grazie a queste lunghe canne si riesce a manovrare direttamente dalle sponde senza essere obbligati a scendere nelle gelide acque. La scarna e spoglia vegetazione invernale ci consente di camminare spediti, il sottobosco è diradato e facilmente penetrabile, ci lascia scoperti ma anche in questo caso il fido attrezzo viene in aiuto consentendoci di rimanere arretrati e quindi defilati alla vista delle trote, dettaglio molto importante in presenza di livelli bassi e acque cristalline. Il corretto posizionamento sulla sponda del torrente è la prima cosa da curare, individuato uno spazio che ci permetta di manovrare a distanza senza troppi problemi iniziamo a pescare dapprima nel nostro sottoriva e quindi nella corrente centrale casomai frequentata da trote in caccia. Poi, procedendo di pochi passi uscendo allo scoperto o semplicemente allungando ulteriormente l'attrezzo, indirizziamo la ricerca verso monte (ad esempio nella corrente di ingresso della buchetta che abbiamo di fronte) ed infine raggiungiamo e scandagliamo anche il sottoriva opposto con la canna alla massima estensione.

L'azione che può risolvere anche le più rigide e magre giornate prevede insistenti trattenute in tutti quegli angoli che soprattutto in inverno diventano le proverbiali "tane" delle trote più belle. Occorre quindi rivolgere particolare attenzione agli ostacoli che frangono lo scorrere del torrente formando impensabili cavità, invitanti buchette e sottoriva scavati, con relativi rigiri d'acqua e schiume in superficie. Le difficoltà nel raggiungere questi nascondigli sono direttamente proporzionali alla massa d'acqua che vi scorre sopra e qui entrano in gioco le lenze e le giuste proporzioni piombatura-forza della corrente. Le corone di pallini sono le montature più indicate per la pesca di ricerca, permettono efficaci trattenute e una presentazione molto naturale dell’esca ma richiedono una certa esperienza per riuscire a governarle correttamente senza aggrovigliarle nel fondale. Il pallettone è a volte insostituibile per penetrare le forti e turbolente correnti superficiali ma anch’esso se non sostenuto adeguatamente rimane sovente incagliato tra i sassi. Le spiraline di filo di piombo e le corone costruite con le cosiddette spaccatine di montagna sono le più versatili e facilmente gestibili ma a volte non consentono trattenute ottimali perché ricevono troppa spinta dalla corrente. Con un poco di esperienza vi accorgerete di queste differenze e sarete in grado di realizzare la lenza più adatta, l'importante è acquisire la necessaria confidenza per poi riuscire a guidarla con precisione in prossimità del fondale fino a raggiungere il raggio visivo della bella trota nascosta sotto il sasso.

L'utilizzo di monofilo dal colore fluorescente e di un piccolo segnafilo che deve rimanere visibile poco sopra il livello dell'acqua aiuta il pescatore ad osservare meglio la posizione e l'efficacia della piombatura oltre ad avvertire con anticipo delicati abbocchi sottoforma di impercettibili cambi di direzione. La lenza ideale nella ricerca in tratti stretti e accidentati prevede finali di lunghezza contenuta (20-25 cm) per avere la certezza di pescare proprio nell'anfratto dove riteniamo possa essersi infilata la piombatura, nelle buche più ampie e nelle piane a corrente moderata lo svolazzo si può allungare fino a 40 centimetri. L'esca più facilmente reperibile (sempre valida in inverno) è il verme di terra, va scelto di dimensione diversa in base all'esigenza del momento, voluminoso e quindi meglio visibile in acque abbondanti o torbide, preferibilmente medio-piccolo nei torrentelli con acque chiare. Il pesciolino è senza dubbio l'esca che stimola maggiormente l'aggressività delle trote, piccoli vaironi, scazzoni, alborelle, attenzione perché la cattura e l'utilizzo è sempre più limitato dalle normative. Altre esche molto redditizie sul selvatico sono quelle reperibili in loco cercando tra i sassi del torrente, ad esempio vermetti d'acqua, portasassi, gatoss, possono davvero fare la differenza ingannando le trote oltremodo smaliziate ma sono più delicate delle precedenti, si deteriorano rapidamente e richiedono innesti accurati su piccoli ami a filo fine.

ULTIMI E IMPORTANTI CONSIGLI
Per l'incolumità propria e delle trote allamate
- Proteggersi adeguatamente dal freddo e dalle intemperie, la battuta di pesca potrebbe diventare una sofferenza dopo poco tempo, in caso di neve o ghiaccio evitare i tratti rocciosi e scoscesi. - Calcolare sempre le ore di luce a disposizione se ci si allontana da strade e sentieri, d'inverno nelle vallate diventa buio molto presto, una piccola torcia custodita nel gilet potrebbe tornare utile. - Prima di iniziare le manovre a canna lunga va sempre rivolto uno sguardo verso l'alto per accertarsi che non ci siano pericolosissime linee elettriche nascoste dagli alberi, anche quando ci si sposta lungo il torrente è buona norma accorciare la canna o procedere tenendola bassa. - Ferrare con tempestività, in particolare se si avvertono tocche ravvicinate e confuse (tremolii) che indicano trote di piccole dimensioni. Bagnarsi le mani per non ustionarle, maneggiare la trota con garbo e cautela, recidere immediatamente il finale nel caso di ingoio profondo. - Evitare quanto possibile di procedere in acqua, in qualche zona è proprio vietato. I fondali ciottolosi del torrente, in particolare quelli meno profondi, potrebbero ospitare tardivi nidi di frega e relative uova o larve appena schiuse.
Ci vediamo nel torrente!

Pubblicato su www.pescareonline.it Aprile 2005