Trotaioli di pianura
Testo e foto di Roberto Groppetti

In mattinata ho preparato l'attrezzatura, rispolverando una teleregolabile della Old Capitain a due lunghezze (3,80 e 3,20 metri) che in passato mi ha regalato parecchie catture in roggia, trote ovviamente. Approfittando di mezz'ora di tempo libero termino il mio nuovo annoccatore che sostituisce quello perso durante l'ultima battuta di pesca sul Naviglio Langosco. Dopo ben 17 anni di degno servizio riposa in uno dei miei corsi d'acqua preferiti.

Parto, subito dopo pranzo, per una battuta di pesca di un paio d'ore nella Valle del Ticino a Galliate (NO), format ormai abituale causa gli impegni familiari. I puristi della pesca alla trota storceranno il naso perchè questo orario non è tra i migliori ma ora così è... vado a pescare quando posso e non più quando voglio.

I temporali della notte e del mattino hanno rinfrescato l'aria, il cielo è diventato limpido e la luce diffusa dona ai colori della campagna tonalità accese tipiche delle valli alpine, facendomi dimenticare, per qualche ora, l'aria ed i colori smorzati dalla calura umida della pianura novarese.



Il primo posto che decido di fare è una piccola roggia che nasce dal naviglio e subito dopo s'incanala sotto una stradina ed un'altra roggia con un passaggio sotterraneo di una quindicina di metri. Dopo esser sbucata, alterna correttine verdeggianti di piante acquatiche a ponticelli per ben cinque volte, offrendo habitat e cibo ottimale per le trote. Ponticelli e incanalature, sono per noi trotaioli di pianura l'equivalente dei rimolli e delle buche per i colleghi di montagna. Allungo la canna sulla misura più corta e mi posiziono a monte dell'incanalatura, innesco due camole del miele ed inizio a pescare manovrando l'esca in modo da poterla sempre sentire in corrente e guidarla nella sua discesa. Bisogna essere molto abili per evitare di farla incagliare su rami e rovi, sia in acqua che fuori. La montatura è quella abituale per la pesca al tocco in roggia: amo del 4 legato con del nylon 0,20, tripla girella legata con nodi "palomar ", segnalatore da torrente arancione e nylon "madre" sempre dello 0,20.

Per venti minuti non sento niente ma riesco a perdere diversi ami per i motivi citati sopra. Le trote sono abbastanza apatiche, visto l'orario, ma non dispero perchè il posto è tra i migliori che conosco. In effetti quando sto per spostarmi sento un leggero tocco, che sul cimino riportato, viene trasmesso delicatamente. Come d'abitudine faccio passare il nylon nell'unghia fermafilo del mulinello per "memorizzare" la posizione della trota ed attendo qualche secondo prima di recuperare leggermente il filo con la mano sinistra, tirando il filo sento ancora un tremolio e nulla più. La trota ha mollato, ma non avendo ferrato e sapendo a che distanza si trova, non dispero. Riparto ma per tre passate non sento nulla. Decido di innescare una camola sintetica della Berkley e una naturale, in modo da potenziare con l'aroma della prima, l'esca. Infatti appena il nylon arriva in prossimità dell' unghietta sento un tocco più deciso rispetto prima, mi accerto che abbia mangiato e ferro, l'ho agganciata. La fuga dura poco... è un'iridea di quattro etti, la prima ad inaugurare l'annoccatore. Purtroppo noto sul fianco della trota una profonda ferita arrecata da un cormorano o da un airone. Questo tipo di danno è sempre più spesso presente sui nostri pesci di media misura. Personalmente negli ultimi due anni avrò preso circa il 10% delle trote ferite da questi uccelli.

Innesco due camole naturali e riprovo, ma incaglio dopo un paio di metri, con alcune manovre libero la lenza, ovviamente l'esca è rovinata. Reinnesco con il pensiero che magari è la volta buona, adagio l'esca sulla corrente che parte per un'altra passata. All'improvviso una tirata a mi coglie impreparato, il nylon é fermo proprio sull'unghietta, riesco a dare una ferrata istintiva e sento per un secondo una forza degna di una buona preda... poi nulla più, recupero e vedo che il terminale è rotto. Sicuramente le manovre precedenti lo hanno segnato. Lego un amo. Considerando che questa volta ho ferito la trota sarà dura farla rimangiare. Come esca riprovo le camole, ma per dieci minuti non sento nulla.

Decido di innescare un Earth Worm Gulp nero della Berkley, in modo da provocare la trota, sia con il colore che con l'odore, in quanto sarà diventata sicuramente sospettosa. Quando il nylon arriva a misura, lo sgancio dal fermo, faccio lavorare l'esca recuperando con la mano sinistra la lenza. Un tocco deciso mi scuote la canna, mollo verso valle, recupero una ventina di centimetri la sento ancora, non penso più, forse neanche respiro. Attendo un paio di secondi e ferro. Parte subito verso valle, la canna la tiene e il pesce viene verso di me sembrando già stanco. Una fuga repentina mi costringe ad aprire la frizione che incomincia a cantare per cinque secondi (era da parecchio che non sentivo questa musica). Recupero, ma la canna piegata in due sembra immobile, forse ho incagliato. Una forza fa di nuovo ripartire la frizione, attendo e riesco a guadagnare dei metri, ma di nuovo tutto fermo, non viene più, se forzo rompo. Attendo. Niente da fare si è piantata da qualche parte. A questo punto apro l'archetto e la trota non sentendo più resistenza riparte. Cinque minuti di combattimento (molto rari pescando trote in roggia), finiscono con il guadinare una iridea, salmonata e scura da un chilo e due etti, che va a far compagnia alla precedente.

Pesco più a valle per mezz'ora ma non sento nulla. Alle sedici decido di tornare a casa dove riesco a farmi fotografare con mio figlio e le catture odierne.


Nota: Le trote Iridee che ho catturato sono ovviamente state seminate e vivono in corsi d'acqua soggette ad asciutte. Per questo le ho trattenute, approvo invece il No-Kill in ambienti e per pesci meritevoli di tale pratica come le autoctone Marmorate e Fario.